Biscotti

mercoledì 29 giugno 2022

Rodolfo De Angelis - Canzone del bol...scemismo (1937).


Rodolfo De Angelis - Canzone del bol...scemismo (1937). Dedicato a chi vorrebbe resuscitare l'Unione Sovietica.

venerdì 17 giugno 2022

Moldavia, Bessarabia, Transnistria

La Moldavia è una delle regioni storiche della Romania; la Bessarabia è la sua parte orientale, anche se la Bessarabia storica era la sola parte meridionale di essa, attualmente dell'Ucraina, ma i russi al momento di annettersi la regione estesero il termine anche ai territori più a nord.
Come spiegato nei precedenti articoli, la Russia da secoli persegue l'espansione etnica in tutte le direzioni, a costo di spazzare via le etnie preesistenti; si sono visti i casi di baltici, ugrofinnici, circassi (nord Caucaso) ... nel caso della Bessarabia la dominazione russa iniziò nel 1812. L'impero zarista, sottratta la regione all'Impero Ottomano, inizialmente le concesse uno status speciale, che però fu revocato nel 1828.
Da quel momento la regione, abitata da Moldavi, fu sottoposta ad un intenso processo di russificazione (similmente a quanto fatto per esempio dai francesi nel nord della Catalogna, diventata la provincia del Rossiglione dopo la chiusura delle istituzioni locali), proibendo progressivamente il moldavo (si arrivò a bruciare i registri delle chiese) ed imponendo il russo, deportando moldavi nel Kuban ed in Siberia e trasferendo invece in zona gente di altre etnie, e proponendo alla borghesia emergente di assimilarsi alla cultura russa.
Dopo il crollo dell'Impero Zarista la situazione divenne caotica, con una Repubblica Democratica Moldava che ambiva ad essere una provincia autonoma della Russia, ed una effimera Repubblica Sovietica di Odessa che minacciava la stessa Moldavia: a quel punto le autorità moldave chiesero aiuto alla Romania (6 febbraio 1918), che ne approfittò per invedere la regione ed annetterla sino al fiume Dnestr.
Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, anche Stalin, in contemporanea con Hitler, ne approfittò per espandersi: mentre i tedeschi dopo Austria e Cechia invadevano Polonia, Benelux, Norvegia e si apprestavano a minacciare tutta l'Europa, la Russia invase Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia e, dopo la caduta della Francia (amica della Romania), inviò un ultimatum al governo di Bucarest, imponendo di abbandonare la regione entro 48 ore. La Romania si ritirò senza combattere, ed il 28 giugno 1940 le truppe staliniste occuparono la Bessarabia e la Bucovina settentrionale (quest'ultima non prevista dal patto Molotov-Ribbentropp), senza rispettare i tempi stabiliti per il ritiro e sparando sui soldati rumeni durante la ritirata e pure sui civili, "provocando numerose vittime anche fra donne e bambini". Le atrocità russe, tra fucilazioni e torture, si susseguirono, si ricorda in particolare il Massacro di Fantana Alba con alcune centinaia (minimo) di vittime.
La Bessarabia divenne la Repubblica Socialista Sovietica Moldava, tranne la parte più meridionale, dove la popolazione era in prevalenza ucraina, ed all'Ucraina passò. 250.000 persone furono deportate.
Ma Hitler si rivoltò presto contro l'alleato temporaneo, aggredendo la Russia. La Romania era diventata sua alleata, e grazie all'avanzata tedesca non solo si riprese la Bessarabia, ma annesse pure parte dell'Ucraina, Odessa compresa (dovendo però cedere parte della Transilvania all'Ungheria). Tale situazione durò dal 1941 al 1944 (con una politica bestiale contro gli ebrei), poi con la ritirata tedesca, seguita dalla sconfitta e morte di Hitler, la Moldavia ritornò ad essere occupata dai russi (mentre la Romania cambiava fronte).
La RSS Moldava ritornò ad essere una entità dell'URSS, con una politica di russificazione ancora più dura di quella zarista, con l'alfabeto cirillico imposto al posto di quello latino, fino al 1990, quando l'Unione Sovietica cominciò a dissolversi. Il 23 maggio 1991 il nome divenne Repubblica di Moldavia, ed il 27 agosto 1991 fu dichiarata l'indipendenza, annettendo la Gagauzia, che aveva già dichiarato l'indipendenza il 19 agosto, alla quale fu concessa una larga autonomia.
Ma le cose non filarono lisce perchè, come nel Donbass, dove nell'industria lavoravano gli immigrati russi mentre nell'agricoltura gli ucraini, poi sterminati mediante una carestia artificiale, anche nella fetta di Moldavia oltre il fiume Dnestr si trovano della industrie in cui lavorano russi. Il 2 settembre 1990 la zona aveva già dichiarato la propria indipendenza dalla Moldavia, mantenendo la bandiera dell'epoca sovietica.
Il 1 marzo 1992 scoppiò una guerra tra Moldavia e Transnistria, ma in zona si trovavano forze della 14ª Armata Russa. E truppe russe arrivarono, come "forza di pace", allo stabilimento di una tregua, e lì rimasero.

fonte immagine
La Transnistria è oggi uno stato controllato dittatorialmente, dove la legge punisce col carcere (da 3 a 7 anni) chi critichi la presenza russa o fornisca informazioni ritenute false dalle autorità.
Ci sono 555.500 abitanti (nel 2004), una capitale, Tiraspol, una moneta, una bandiera (con la falce e martello), delle strutture statali, mancano i passaporti perchè la repubblica non è riconosciuta a livello internazionale.
Molti moldavi sono emigrati, cosicchè, se nel censimento del 1989 il 40% degli abitanti erano moldavi ed il 24% russi, nel censimento del 2004, dopo anni di governo filorusso, abbiamo i moldavi al 31,8% ed i russi al 30,3% (stabili le altre etnie), quanto basta ai telegiornali per definire la Transnistria una "regione russofona". Insomma, la disonesta politica di russificazione iniziata nel 1828 viene ancora tenacemente perseguita qui, dopo quasi due secoli, nella speranza di poterla riprendere anche altrove.
La guerra in Ucraina minaccia da vicino anche la Moldavia; se Odessa cadesse, la Russia farebbe naturalmente affluire le sue truppe nell'amica colonia transnistriana.
Intanto Nato e Gran Bretagna promettono armi e sostegno alla Moldavia, alla quale cominciano ad arrivare le minacce russe, che descrivono la Moldavia come una "seconda Ucraina", mentre secondo molti osservatori il coinvolgimento della Transnistria nella guerra russo-ucraina è solo questione di tempo ...
Intanto, il 3 marzo 2022 la Moldavia ha presentato domanda di adesione all'Unione Europea.

sabato 11 giugno 2022

Feste Nazionali

 


Si scherza, ovviamente ...

domenica 29 maggio 2022

L'espansione etnica russa nel Donbass

Le cose erano chiare gia da anni, ma ci è voluta l'invasione russa affinché si smettesse di far finta di niente.
L'attacco russo in Donbass procede sempre più distruttivo, con lo scopo di annettere alla Russia quel territorio ed il sud dell'Ucraina, dove è già partita la russificazione forzata. Eppure erano zone di etnia ucraina, come dimostrano le mappe di Wikipedia:

 


Il confine etnico ucraino non ha fatto che arretrare, secondo un piano russo prestabilito, già applicato altrove ed in azione da più di un secolo.
Nel Donbass vennero a suo tempo scoperte risorse minerarie, che alla Russia facevano e fanno molta gola. Tanti russi emigrarono in zona per emigrare nell'industria locale. Nel 1932-33 una carestia artificale provocata da Stalin, con una politica criminale di arresti, deportazioni ed uccisioni di contadini, collettivizzazione delle terre e requisizioni di grano, causò milioni di morti, un olocausto che gli ucraini chiamano Holodomor,

 Spopolamento dell'Ucraina e della Russia meridionale, 1929-1933

che decimò tra le altre cose la forte presenza ucraina nel Kuban (ed i kazaki si ridussero al 38% della popolazione nella loro stessa repubblica), e mentre Stalin vietava l'uso della lingua ucraina, coloni russi arrivarono in massa nelle zone spopolate a forza, ed al giorno d'oggi rivendicano la secessione e l'annessione alla Russia, con i risultati che si sono visti.
Nella puntata di "Zapping" di Radio 1 del 13 maggio 2022 il professor Ettore Cinnella,
specialista di storia russa ed ex-professore universitario di Storia contemporanea e Storia dell'Europa orientale, dal minuto 45 della trasmissione, ha spiegato diverse cose, smontando la propaganda filoputiniana (per esempio l'Ucraina ha rinunciato nel 1994 alle armi nucleari, altro che minaccia), e citando il ripopolamento del Donbass, dopo lo spopolamento causato dall'Holodomor, "3-4 milioni di morti in pochi mesi in tempo di pace", con l'afflusso di tecnici, ingegneri ed altri coloni dalla Russia.
Proviamo ad esaminare le pagine wikipediane di alcune città; Starodub, "l'unica città in Russia dove si possono vedere autentici esempi di barocco ucraino"; Belgorod "divenne parte della neocostituita Repubblica Popolare Ucraina";
Ostrogozhsk  nel 1804 "divenne un centro della divisione Sloboda orientale dell'Ucraina", con il 51,4% di ucraini nel 1897 ed il 74,1% nel 1926. Queste ed altre città sono al giorno d'oggi città russe comprese entro i confini della Russia. Quindi semmai dovrebbe essere l'Ucraina a rivendicare territori russi, non viceversa.

Ucraini in Unione Sovietica 1926

venerdì 20 maggio 2022

La scomparsa di Vangelis

Il geniale compositore Vangelis (Evangelos Odysseas Papathanassiou) è morto, pare in un ospedale di Parigi, il 17 aprile, ma la notizia è stata data solo il 19 dal primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis.
Compositore di musica per cinema e televisione, i suoi brani sono universalmente noti anche per il loro utilizzo come sottofondo in svariate occasioni; possiamo citare "Pulstar", "Chariots of fire", "Anctartica", "Alpha", il tema d'amore di "Blade Runner", "Missing" (utilizzato anche dalla Gialappa's), "Hymne" (utilizzato anche dalla Barilla) "Memories of green", "Spiral" ed altre.
Vangelis era stato anche socio cofondatore del gruppo "Aphrodite's Child".
Qui in alto uno dei suoi brani più noti, "Anctartica": si può subito notare come la musica ti trasporti subito nell'atmosfera desiderata, quasi come se si avessero davanti le immagini.

lunedì 16 maggio 2022

Stefania, dall'Ucraina a Torino.

La canzone vincitrice all'Eurovision Song Contest 2011 a Torino è stata quella che rappresentava l'Ucraina, "Stefania", della Kalush Orchestra.

venerdì 13 maggio 2022

Svezia e Finlandia nella NATO

fonte immagine: "Il Messaggero"/NATO.
Non ci era riuscita nemmeno l'Unione Sovietica.
La Svizzera, tradizionalmente neutrale, si è unita alle sanzioni contro la Russia; l'Occidente si è ricompattato; si è rivitalizzata la Nato, che era stata dichiarata nel 2019 "clinicamente morta" dal presidente francese Macron (lo stesso che di recente ha frenato sulla definizione di genocidio in Ucraina, ha affermato che ci vorranno decenni prima che l'Ucraina entri nell'Unione Europea e che non bisogna "umiliare Putin", come se in Ucraina fosse festa), dichiarazione che raccolse il plauso della portavoce del Cremlino Maria Zakharova.
Anche la posizione della Germania, tradizionalmente contraria all'ingresso dell'Ucraina nella NATO ed all'invio di armi a tale nazione, si è modificata, e la stampa vicina al parlamento di Bruxelles ha criticato Angela Merkel ed il suo governo: "
“Gli utili idioti tedeschi di Putin” è il titolo dell’articolo apparso (...) sulla testata online Politico Europe.". La Germania aveva posto il veto, nel 2008, all'ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato, coltivando invece buoni rapporti con la Russia e collaborando al progetto del gasdotto Nord Stream 2, il quale invece, dopo i fatti recenti, non verrà utilizzato nonostante sia già pronto. L'errore è stato ammesso anche dal noto ex-ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble. Da più parti si fa notare che Putin ha sfruttato l'errore originario, e che bisogna tornare indietro.
Anche in Italia, ai tempi dei governi Berlusconi, c'era una politica amichevole nei confronti di Putin, e chi ancora la sostiene cita come successo proprio il gasdotto Nord Stream 2, andato a monte per i motivi detti sopra. E le polemiche proseguono.
Adesso, altra conseguenza dell'aggressione russa all'Ucraina, Svezia e Finlandia, già membri dell'Unione Europea ma tradizionalmente neutrali, hanno chiesto di entrare nella NATO in tempi brevi, nonostante minacce ed "avvertimenti" russi. La procedura si svolge nei tempi più brevi possibile, ma intanto il primo ministro dell'Inghilterra, Boris Johnson, è volato nei due paesi per firmare un accordo di assistenza militare, che protegga i due paesi prima che entrino nell'alleanza, o comunque in ogni caso (e pure i paesi dell'Unione Europea dovrebbero in teoria intervenire in caso di aggressione a Stati a loro associati).
Qualche problema sta venendo dalla Croazia, dove è in atto uno scontro tra il Presidente della Repubblica, deciso a porre il veto, ed il governo, favorevole, ma soprattutto dal membro meno affidabile della Nato, la Turchia, che minaccia di porre il veto in un processo che richiede l'unanimità degli stati membri.
In definitiva, la politica neosovietica della Russia ha ottenuto in vari campi l'effetto opposto a quello voluto, compreso un allargamento della Nato quando il presidente russo Putin avrebbe preteso persino un ritiro delle truppe NATO da Romania e Bulgaria.
E ricordiamo che Moldavia e Georgia sono pure paesi in pericolo ...

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